Tutorial

L’importanza del campione

Campioni di vari punti in fase di bloccaggio
Scritto da Alice Twain

La corretta realizzazione del campione è un passaggio essenziale per la creazione di qualsiasi lavoro a maglia o quasi.

Campioni di vari punti a treccia o a pizzo – ©Zinniz.com

La corretta realizzazione del campione è un passaggio essenziale per la creazione di qualsiasi lavoro a maglia o quasi. Il campione ha due funzioni essenziali: verificare la tensione del lavoro e verificare le prestazioni del filato rispetto al tipo di lavorazione richiesta. per questo sarebbe ideale realizzare il campione non solo prima di iniziare il lavoro ma addirittura, tranne nei casi in cui  il filato vi sia già ben noto o non sia esattamente quello indicato per il modello, prima ancora di acquistare il filato (be’, eccetto un gomitolo che serve, appunto, per il testing!). Le istruzioni generalmente parlano di tensione di n maglie per 10 cm, per questo molti avviano il numero di maglie citato per lavorare un quadretto di 10 × 10 cm. Si tratta del modo più sbagliato di eseguire il campione in quanto sia le prime che le ultime maglie del ferro risultano sempre essere deformate, più strette o più larghe del necessario, e anche i ferri d’avvio e di chiusura presentano una tensione diversa. Vediamo quindi come realizzare e interpretare correttamente il campione. Una nota importante: chi lavora all’uncinetto dovrà seguire gli stessi principi, solo lavorando all’uncinetto!

Misurare la tensione verticale con un righello – ©Learn2knit.co.uk

Misurare la tensione verticale con un righello – ©Learn2knit.co.uk

Il campione deve essere lavorato o a maglia rasata o nel punto indicato dal modello. Realizzare un campione per ciascuno dei punti principali del modello può essere un po’ pedante ma non è del tutto fuori luogo a volte. Un buon campione non è largo meno di 15 × 15 cm, ma è consigliabile eseguire una “pezza” ancora più grande, attorno ai 20 × 20 cm. In questo modo sarà possibile misurare le maglie al centro senza avvicinarsi ai bordi. Inizia a lavorare il campione dai ferri indicati in fascetta o nel modello. Dopo avere completato il campione lavalo e bloccalo come faresti per il capo finito (cioè secondo le tue abitudini per quel tipo di lavoro e di filato). Un filato dopo il lavaggio può cambiare anche in modo importante di dimensioni, alcuni filati trattati antinfeltrenti possono allargarsi fino al 25%, mentre i lavori in cotone possono facilmente restingersi e accorciarsi fino al 15-20%.

Una volta lavato e asciugato il campione, valutane la consistenza: il tessuto risultante ha la giusta compattezza, il giusto drappeggio, la giusta morbidezza, la giusta elasticità? Se il campione è troppo compatto o drappeggia male (rispetto al risultato che desideri) dovrai provare a lavorare il filato con un ferro un po’ più grosso, se invece appare troppo rado o floscio dovrai usare un ferro più piccolo. La mancanza di elasticità può essere determinata sia dal una tensione troppo alta (quindi da una lavorazione troppo fitta), sia da una tensione troppo bassa (lavorazione rada), sia da un filato poco elastico all’origine.

Una squadra di questo tipo rende facile misurare la tensione

Una squadra di questo tipo rende facile misurare la tensione

Valuta ora anche la tensione. Munisciti di un righello rigido (mai usare il metro da sarta, che sulle brevi misure può falsare) e due spilli. Misura 10 cm presso il centro del campione, evitando quindi tutti i bordi, e delimita questa lunghezza con i due spilli, quindi rimuovi il righello e conta quante maglie o quanti ferri ci sono tra i due spilli. Ripeti questa misura, sia per la larghezza sia per l’altezza, almeno 3 volte e annota i numeri ottenuti, quindi fai la media matematica. Anche in questo caso i pignoli prendono almeno 5 misure e scartano la più alta e la più bassa, facendo la media solo su quelle intermedie. Se la tensione è più alta del richiesto (cioè hai èiù maglie di quanto richiesto) dovrai ripettere la procedura lavorando con un ferro più spesso; se invece è più bassa (meno maglie) dovrai usare un ferro più sottile.

Infine, nota che la tensione varia tra lavorazioni in piano e in tondo, quindi esegui circolarmente i campioni per i capi che lavorerai circolarmente, in piano per quelli che lavorerai in piano. Per quei capi che avranno parti lavorate in piano e parti lavorate in tondo, dovrai fare due campioni distinti e probabilmente ti troverai a lavorare in tondo con un ferro un po’ più grosso di quanto farai in piano. Un suggerimento su che cosa fare con il campione: conservalo assieme al capo e lavalo tutte le volte che lavi il capo: se ti dovessi trovare a fare riparazioni o a dover allungare (un po’) il capo disfa il campione e usane il filato che, in questo modo, avrà più o meno lo stesso grado di scoloritura e usura del capo.

L'autrice

Alice Twain

Lavoro a maglia da diversi anni, tengo corsi di livello avanzato e su tecniche peculiari, disegno modelli, sono tra le fondatrici del gruppo stitch and bitch Milano (ci trovate su http://maglia.blogspot.com/). Ho scritto il manuale minimo di maglia "Ai ferri corti", il mio blog personale è http://ferricorti.wordpress.com/.

9 commenti

  • Parole sante!
    Dopo un paio di esperienze negative con lane che hanno avuto reazioni improbabili alla mia mano, ho seguito i tuoi consigli e sto cominciando a campionare.
    Io ho scelto di realizzare potenziali campioni 20x20cm: parto montando il doppio delle maglie indicate per il campione 10×10 e lavoro tanti ferri quanti mi servono per raggiungere potenzialmente un quadrato.
    Poi lavo (in lavatrice con il programma lana, il metodo di lavaggio più aggressivo che potrei adottare) e asciugo fissando e stirando.
    A questo punto per misurare mi sono costruita un tassello 10x10cm che posizione proprio al centro del campione e all’interno misuro maglie e ferri necessari.

    E cosa fare poi con i campioni? Per il momento li metto da parte, quando saranno di più mi piacerebbe combinarli in un capo patchwork: una copertina, una sciarpa, una gonna… vediamo!

    • @Emanuela, l’unica cosa che ti suggerirei è di non usare per il campione un metodo di lavoaggio diverso da quello che poi userai per il capo finito. Se eccedi con l’aggressività del lavoggio potresti ottenere (soprattutto se non lavori con filati antinfeltrenti (http://www.maglia-uncinetto.it/2012/come-impedire-a-un-capo-in-lana-pura-di-allargarsi/) un infletrimento, che non è esattamente l’obiettivo che ti proponi lavando il capo finito (pe ril quale userai un metodo più delicato).

      • In effetti ad oggi ho sempre lavorato con capi trattati antinfeltrenti e la brutta sorpresa va di solito verso dimensioni allargate piuttosto che il contrario (da qui la compresa necessità del campione).
        Comunque grazie anche per questo ultimo consiglio, terrò presente quando userò filati diversi.

  • Ho seguito subito il tuo consiglio e ho realizzato un piccolo campione di una sciarpa: il campione è veramente utile perchè, pur non avendolo nè lavato nè bloccato, ho comunque avuto un’idea chiara delle dimensioni e delle caratteristiche del capo finito. Anzi, mi è saltato subito all’occhio che la sciarpa ha sicuramente bisogno di un vivagno per avere un bordo più definito.
    Se posso approfittare, non essendo espertissima in materia, puoi consigliarmi qual è il vivagno più adatto a una sciarpa lavorata a punto coste 2-2?
    Grazie!

    • In realtà le coste sono “autoviagnose”. Potresti aggiungere 2-4 maglie di coste singole al margine, lavorando l’ultima maglia del ferro a rovescio e passando la prima a dritto, al limite.

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