Recensioni di filati

Cotton Stretch di Katia, cotone da calzini

Scritto da Alice Twain

I filati in cotone adatti alla lavorazione dei calzini sono pochissimi. Uno di questi è il Cotton Stretch di Katia.

Il campione di Cotton Stretch di Katia

Il campione di Cotton Stretch di Katia

La lavorazione dei calzini richiede dai filati una prestazione particolare: il filato deve essere resistente, compatto, non infeltrire ma deve anche essere elastico per adattarsi alla forma del piede. Questo tipo di prestazione di solito si ottiene con un filato in lana a cui viene aggiunto un 20-25% di fibra sintetica, più raramente con un filato in pura lana o in un misto lana, cotone e sintetico. I filati in cotone adatti alla lavorazione dei calzini sono pochissimi. Uno di questi è il Cotton Stretch di Katia. Si tratta di un blend di cotone a cui è stato aggiunto un 13% di poliammide che lo rende insolitamente elastico senza sovraccaricarlo di “plasticosìtà”. Anche in questo caso, l’aggiunta di materiale sintetico è legata non al gusto di “pompare” il cotone con una fibra meno costosa bensì all’esigenza tecnica di creare nel cotone l’elasticità richiesta.

Due gomitoli di Cotton Stretch

Due gomitoli di Cotton Stretch

Il risultato è un filato “cotonoso” alla mano ma con un’elasticità pronunciata: il campione largo meno di 12 cm in totale si estende fino a oltre 20 cm quando messo in tensione (e nella stessa proporzione si estende quando stirato in verticale). La resa di Cotton Stretch è ottimale nei punti di base e nelle coste, perfetta nelle trecce, che tuttavia restano poco leggibili a causa della leggera variegatura del filato. Solo discreta la resa nel traforo, data anche l’impossibilità di bloccare il campione in forma: l’elasticità infatti tende a richiudere il traforo (che però si riapre nelle calze quando indossate). I quattro capi che compongono il filo sono infatti composti a loro volta da due trefoli di cotone avvolti attorno a un “core” di fibra elastica di poliestere, che appare leggermente più scuro del resto. Purtroppo, durante la lavorazione il filato tende anche a dividersi abbastanza, nonostante l’elevata torsione. Questo rende Cotton Stretch poco adatto alle lavorazioni all’uncinetto. Altro difetto del filato è la fascetta che raccomanda per questo cotone l’uso di ferri 3,5-4,5 laddove noi abbiamo ottenuto la tensione indicata (comunque corretta) con un ferro da 3 mm.

La fascetta con tutti i dettagli (clicca per ingrandire)

La fascetta con tutti i dettagli (clicca per ingrandire)

Una nota positiva, poi, viene dal metraggio del filato: il poliammide alleggerisce il cotone dandogli uno scorrimento di 170 metri: nettamente superiore alla media dei cotoni che si lavorano a una tensione simile (Cotton Glace di Rowan si ferma a 114 metri, Jaipur di Gatto a 109 metri, mentre Safran di Drops si avvicina a questo Cotton Stretch senza eguagliarlo con i suoi 160 metri). Questo significa una resa marcatamente maggiore che per i concorrenti diretti, con il risultato che per una canotta taglia 44 sono sufficienti solo 7 gomitoli di questo cotone. Complessivamente, Cotton Stretch è un filato divertente e piacevole da lavorare ai ferri sia per capospalla che richiedano una consistenza particolare (per esempio una maglia in cotone a coste o a trecce) sia e forse soprattutto per le calze da indossare in mezza stagione o per chi non vuole o non può indossare la lana.

L'autrice

Alice Twain

Lavoro a maglia da diversi anni, tengo corsi di livello avanzato e su tecniche peculiari, disegno modelli, sono tra le fondatrici del gruppo stitch and bitch Milano (ci trovate su http://maglia.blogspot.com/). Ho scritto il manuale minimo di maglia "Ai ferri corti", il mio blog personale è http://ferricorti.wordpress.com/.

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