Filatura L'esperta risponde

Lavare o no il capo finito

Un reparto della filatura John Arbon
Scritto da Alice Twain

Dopo aver completato il capo è necessario lavarlo anche per rimuovere lo sporco accumulato nella lavorazione sia della fibra che del capo stesso.

Nella mia ingenuità sono sempre stata convinta che tutti lavassero i capi appena finiti, scopro con stupore che c’è chi li indossa subito. Perché non è una buona idea?

Questa storia parte da lontano. Il filato nasce in una fabbrica, non in un laboratorio sterile. Per quanto una fabbrica sia ben tenuta, il suo aspetto è comunque quello di una fabbrica, è piena di grosse macchine in movimento, ingrassate e lubrificate per non rovinarsi, di pelucchi che volano, di polveri generate dalla lavorazione, come possiamo vedere anche dalla foto in apertura, della filatura John Arbon. In questa fabbrica la fibra (che arriva ragionevolmente pulita ma un po’ unticina dalla cardatura) viene preparata, filata, avvolta in matasse.

Operazioni manuali nella fabbrica Noro

Operazioni manuali nella fabbrica Noro

Un passaggio in cui la lana viene sicuramente lavata è quello della tintura, che può avvenire direttamente sulla fibra o già in filo (soprattutto se si tratta di filati stampati). Tuttavia, anche la tintura lascia di per sé residui: nonostante i risciacqui infatti il filo trattiene ancora residui delle sostanze usate per la tintura.

Ci sono poi i processi di finissaggio del filato, tra questi c’è la follatura che prevede un lavaggio rapido e parziale mirato non a rimuovere lo sporco bensì a gonfiare e ravvivare il filo. Complessivamente, i filati che escono dalle filature sono carichi di residui di residui di sostanze di varia natura e polveri.

Dopo la filatura

Una volta completati i processi di produzione, i filati vengono confezionati in sacchetti di plastica o scatole e lasciati su scaffali in attesa dell’acquisto da parte dei grossisti e quindi dei negozi. Sia presso i distributori che presso i negozi, i filati resteranno ulteriormente in attesa sugli scaffali, a volte anche tolti dalla confezione per permettere ai clienti di guardarli a vicino e toccarli.

Esposizione di filati presso Il Filarino

Esposizione di filati presso Il Filarino a Bologna; foto di Valentina Cosciani

Le cose non vanno meglio quando arrivano nelle nostre case. A volte entrano nello stash e restano su uno scaffale per alcuni anni, a volte vengono lavorati immediatamente. Nel corso della lavorazione, consumiamo il filato abbastanza in fretta, ma portandolo in giro per la casa e spesso anche fuori, passando da borsa a borsa, da scatola a scatola. Non contiamo i casi in cui il cane o il fatto di casa decidono poi di farsene una cuccia provvisoria.

Per quanto non ci sia immediatamente ovvio, il lavoro appena completato è sporco. Non è necessario lavare i capi appena finiti solo per dare al lavoro la finitura perfetta, regolarizzandolo e rilassandolo, ma anche perché… Be’, non so voi, ma io non ho voglia di infilarmi qualcosa di così sporco, anche se non vistosamente sporco.

L'autrice

Alice Twain

Lavoro a maglia da diversi anni, tengo corsi di livello avanzato e su tecniche peculiari, disegno modelli, sono tra le fondatrici del gruppo stitch and bitch Milano (ci trovate su http://maglia.blogspot.com/). Ho scritto il manuale minimo di maglia "Ai ferri corti", il mio blog personale è http://ferricorti.wordpress.com/.

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