Federico ci ha chiesto “Ho amici che soffrono di allergia alla lana e vorrei fare loro una sciarpa. Ho pensato di usare dell’acrilico. Quali altri filati potrei usare? E quanto costano?”.

L’allergia alla lana è faccenda complessa. Ci sono tre casi diversi di allergia “alla lana”. Il primo è l’allergia alla lanolina, presente nel vello degli ovini a dei caprini, non è presente nelle fibre vegetali ma anche in alpaca (trovi pura alpaca a prezzi che vanno dai 3 ai 7 euro per 50 grammi), yak, angora, e altre fibre non da animale belante. Ovviamente, lo yak ha prezzi notevolmente superiori, tanto che mescolarlo alla seta permette di abbassare considerevolmente i prezzi.

Per l’allergia ai trattamenti di surfattazione è in genere sufficiente evitare i filati trattati contro l’infeltrimento (le merino superwash che vengono vendute perché “tanto morbide”). In pratica, queste lane vengono prima trattate con un bagno acido (corrisponde all’aceto con cui lavarsi i capelli, non si tratta di acidi realmente corrosivi), quindi spalmate di una sostanza a base di silicone che “liscia” la fibra rendendola lucida. Le lane non trattate hanno una mano apparentemente molto più rustica, ma di solito si ammorbidiscono e lisciano molto dopo il lavaggio. Un paio di esempi di lane di questo tipo sono Valley Tweed di Rowan, una lana tradizionale inglese da 10 euro la matassina da 50 grammi, e le lane di Lana al Pascolo, come per esempio Romeo (21 euro per una matassa da 100 grammi tinta con pigmenti naturali), prodotte da velli di pecora Brogna della Lessinia. Ma anche la tradizionale lana Shetland appartiene a questa famiglia.
Per l’allergia alla lana, ma anche per vegani

Per finire, per l’allergia alle fibre animali una risorsa migliore rispetto all’acrilico sono i cotoni caldi invernali, come Giza di Borgo de’ Pazzi, Pima Cotton di Laines du Nord, o Worsted Cotton di Blue Sky Fibers. A eccezione del Worsted Cotton (che costa 18 euro l’etto) sono anche filati a un prezzo più che abbordabile. I due Giza e Pima Cotton infatti costano non più di 5 euro il gomitolo.
Ovviamente, questi ultimi sono anche filati perfettamente adatti a quei vegani che non desiderano indossare capi in filati o tessuti animali. Ben più adatti, in realtà, degli acrilici perché meno inquinanti. I primo luogo perché non rilasciano microplastiche al lavaggio. Ma anche perché non derivanti da estrazione del petrolio con i danni all’ambiente e alla vita marina che questo produce.
