Curiosità

Il salto delle pecore

Il salto della pecora, paesaggio campestre (dipinto) di Fattori Giovanni (sec. XIX)
Non stiamo parlando del salto che le pecore fanno sulla staccionata mentre immaginiamo di contarle per addormentarci. Il salto era una pratica di lavaggio delle pecore prima della tosatura che garantiva una tosatura più facile e una lana più pulita.

Si tratta di una pratica atavica che era usata in maniera diffusa fin dall’antichità anche in Italia. Di per sé è una pratica molto semplice. Le pecore, nell’imminenza della tosatura, vengono invitate a tuffarsi in un fiume (non troppo profondo, non troppo largo, non troppo turbolento). In questo modo l’acqua corrente pulita elimina e trascina via l’eccesso di lanolina e le particelle di erba secca, terra e altri rifiuti che la pecora ha accumulato nei mesi al pascolo.

Il salto delle pecore raccontato

Scelto il punto del corso d’acqua dove può avvenire il “salto” […], gli animali vengono tutti condotti sull’alto di una sponda, mentre di fronte,sull’altra riva, attendono alcuni pastori o garzoni che, scendendo fin quasi all’acqua, aiuteranno le pecore in difficoltà dopo il bagno a risalire lungo la riva opposta.

Il salto delle pecore nel fiume Sele. Foto di Fiore S. Barbato
Contursi Terme (SA), 1979, il lavaggio primaverile delle greggi nelle acque del fiume Sele. Foto di Fiore S. Barbato

Sulla sponda di partenza si improvvisa con pali e reti posticci, sul margine della scarpata, uno “stazzo” di fortuna, la cui uscita risulta proprio sopra l’acqua. Le pecore entrano una dopo l’altra nel breve recinto, lo attraversano richiamate dal suono familiare del “campàno” agitato da un ragazzo al di là dell’acqua, ma giunte all’apertura di uscita si arrestano sorprese e impaurite alla vista del vuoto sotto di loro. Vorrebbero tornare indietro, ma ciascuna è pressata dalla frotta delle altre che seguono e non sanno; ristanno un po’ a guardare d’intorno come a cercar d’orientarsi, infine si lasciano andare, certo col cuore in gola, o perché scivolate sulla terra smossa o addirittura spinte dal pastore, rare volte volontariamente, lungo la ripida discesa che conduce all’acqua. Dopo pochi passi sempre piú affrettati, sono costrette a spiccare un salto e si trovano in acqua […].
Cosí passano tutte; anche i pavidi agnelli tentano la prova, e commuove vederli deboli e inesperti affrontare il liquido elemento che per essi è un mare in tempesta; si affannano nuotando disperatamente, e con voce tremula invocano aiuto accennando un belato. I pastori preoccupati scendono a riva, aiutano con lunghi bastoni i piccoli animali ad appressarsi alla terra, e tendono le braccia per prenderli fino a trarli fuori del tutto.
(G. Gatti, Le lane d’Italia, ELSA, Biella 1977.)

La scomparsa della pratica

La pratica del salto delle pecore inizia ad affievolirsi in Italia già dagli anni Venti-Trenta, quando il Fascismo impone l’accumulo obbligatorio della lana. Dovendo vendere forzatamente all’accumulo a prezzi prefissati, i pastori iniziano a prestare meno cura alla qualità della lana venduta, riducendo o evitando i salti e spesso nascondendo le parti di scarto del vello (la lana di zampe e ventre, di nullo valore commerciale). Nel dopoguerra, la lana italiana scompare dall’industria, venendole preferita la merino australiana e neozelandese. L’allevamento si orienta alla produzione del latte (e in subordine della carne di agnello), privilegiando la pecora sarda sulle razze merinizzate e trivalenti (come la Gentile di Puglia), e anche chi ancora pratica l’allevamento di pecore adatte anche alla produzione di lana privilegia la cura degli altri prodotti. Si tratta di un circolo vizioso: meno rende la lana, meno il pastore presta attenzione alla qualità della lana, meno la lana può rendere economicamente.

Notizie sull'autore

Alice Twain

Lavoro a maglia da diversi anni, tengo corsi di livello avanzato e su tecniche peculiari, disegno modelli, sono tra le fondatrici del gruppo stitch and bitch Milano (ci trovate su Blogspot). Ho scritto il manuale minimo di maglia "Ai ferri corti", il mio blog personale è Ferricorti.

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