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Uncinetto tunisino: un po’ di storia della tecnica

Esattamente, da dove arriva l’uncinetto tunisino? Vediamo insieme un po’ di storia di questa tecnica tanto affascinante quanto misteriosa.

Cominciamo con un punto fermo: nella storia, non ci sono prove certe di una correlazione tra l’uncinetto tunisino e la Tunisia.

Secondo alcuni potrebbe derivare da una tecnica di lavoro che utilizza due ferri lunghi con un’estremità uncinata, apparentemente nota in Africa e in Asia centrale, l’hooked knitting. Forse per semplificare la lavorazione, è possibile che si sia poi passati all’utilizzo di un ferro solo, arrivando alla tecnica a noi nota.

Ci sono fonti scritte che parlano dell’uncinetto tunisino?

Eccome! Una prima traccia della tecnica la troviamo in una rivista inglese del 1858, Belle Assemble. Veniva presentato un mantello realizzato con un punto novità, il Princess Frederick William stitch.

Disegno di mantella di epoca vittoriana ad uncinetto tunisino

Questo era un nuovo punto dell’uncinetto; provandolo, lo troverete al tempo stesso molto bello e molto facile da eseguireLa designer del mantello si firmava con il nome d’arte Aiguilette. Sempre da Aiguilette, il punto viene proposto di nuovo nel 1860 nella rivista Ladies Home Companion. Qui erano incluse addirittura le istruzioni per fabbricare un uncinetto adatto alla lavorazione. L’assenza di strumenti adeguati sembrerebbe confermare che si trattasse davvero di una tecnica nuova.

Anche secondo lo studioso Richard Rutt (A History of Hand Knitting), l’origine certa della tecnica è sconosciuta. Stando alle sue ricerche, comparve in Inghilterra intorno al 1860. Rutt lo trovò proposto come invenzione di Cornelia Mee e Mary Austin. Dalle due autrici veniva chiamato crochet à tricoter. È possibile, anche se non dimostrabile, che Mee ed Austin abbiano preso spunto proprio dal Princess Frederick William stitch di Aiguilette.

Nella seconda metà del XIX secolo, l’uncinetto tunisino era piuttosto popolare e veniva definito in svariati modi. Oltre ai nomi già visti, Mademoiselle Riego lo chiamava tricot écossais. Da qui forse derivò, per affinità di concetto, l’inglese shepherd’s knitting. Se siete curiosi, qui potete vedere un modello a tunisino del 1861 di Mademoiselle Riego, un paio di copriscarpe da carrozza.

Da dove proviene la definizione Tunisian crochet?

Nel 1882 fa finalmente la sua comparsa il termine Tunisian crochet. Nel Dictionary of Needlework di Sophia F.A. Caulfeild risulta sinonimo del Tricot Stitch“also known as Tunisian Crochet, Railway, Fool’s and Idiot Stitch“.

Nella Encyclopedia of Needlework di Thérèse de Dillmont (1884) viene proposto come tipo alternativo di uncinetto. “Crochet work may (…) be divided into two kinds, German crochet, and Victoria or Tunisian crochet; the latter is known also under the name of tricot-crochet“. Tradotto: “il lavoro ad uncinetto (…) può essere suddiviso in due categorie, uncinetto tedesco e uncinetto Vittoria o tunisino; quest’ultimo è conosciuto anche con il nome di maglia-uncinetto”.

Quanti nomi per una sola tecnica!

In effetti… e non sono tutti! Ecco altri nomi che sono stati utilizzati in passato: German/Russian work, fool’s/idiot’s stitch, Railway stitch, Railway knitting, Tricot work, Royal Princess Knitting.

Punto incrociato obliquo all'uncinetto tunisino, nel testo di Thérèse De Dillmont
Punto incrociato obliquo dall’enciclopedia di Thérèse De Dillmont
Perché, tra tutti questi nomi, si è poi imposto Tunisian crochet?

Di fatto, non si sa con certezza.

Sappiamo che nella prima metà del XX secolo l’uncinetto tunisino subì un netto calo di popolarità. Tornò in auge negli USA tra gli anni 60 e 70, come Tunisian o Afghan crochet. Il punto tradizionale veniva spesso chiamato Afghan stitch, probabilmente perché all’epoca lo si consigliava per le coperte, in inglese afghan. Tra le due definizioni, ha poi prevalso quella di Tunisian crochet, che è quella comunemente usata oggi.

E in Italia?

Nel 1922 venne tradotta l’opera di Dillmont con il titolo Enciclopedia dei lavori femminili. Qui leggiamo: “l’uncinetto tunisino è pure chiamato ‘uncinetto a maglia’ perché, come nei lavori a maglia, bisogna avviare sopra un ferro tutte le maglie di un giro”.

Storia dell'uncinetto tunisino, ecco un cuscino rotondo da Afghan-Stitch Designs, del 1965
Cuscino rotondo da Afghan-Stitch Designs del 1965

Il manuale contiene diversi punti: il “tunisino semplice”, “a stoia diritto”, “a stoia obliquo”, “tunisino traforato”, e inoltre istruzioni per “stretti e cresciuti”.

Facendo un salto in avanti di 40 anni, in un supplemento a Grazia del 1965, Uncinetto e Jacquard, ho trovato tre pagine dedicate ai “punti tunisi” (13 in totale). Più che come tecnica a sé, il tunisino qui era proposto come un insieme di punti. Per lavorarli, sarebbe servito un uncinetto diverso, “lungo come un ferro per lavori a maglia e terminante con una pallina”.

In un dizionario di punti di Mon Tricot del 1978, 880 Punti, invece, c’è un ghiotto capitolo che mostra più di 50 punti di “uncinetto tunisino“. Questa pubblicazione include anche alcuni modelli, presentati come capi “a punto tunisino” anche se in realtà sono realizzati con punti fantasia.

Al giorno d’oggi, anche in Italia si usa definirlo uncinetto tunisino, e non più uncinetto a maglia, o altri nomi.

In conclusione, come avrete capito, la storia di questa tecnica è a dir poco nebulosa.

Se ci seguite, saprete che anche i nomi dei punti, specie in italiano, sono tuttora in fase di standardizzazione. Ovviamente, al di là delle curiosità che possono appassionare o meno, ciò che conta davvero è impugnare i nostri uncinetti e divertirci. Tuttavia, vista la nostra insaziabile voglia di imparare cose nuove, se avete notizie su questa tecnica che non hanno trovato riscontro in questo articolo, scriveteci! Potremo confrontare le rispettive fonti e cercare di fare ulteriore chiarezza sulla storia dell’uncinetto tunisino!

Se il tunisino vi incuriosisce, unitevi alle nostre redattrici Valentina e Veruska nel gruppo Facebook Tunisino, uncinetto di-vino.

Fonti:

Notizie sull'autore

Valentina

Dall'uncinetto alla maglia, senza trascurare il caro vecchio uncinetto tunisino. Valentina vive a Cuneo, adora le sue valli e la Liguria di Ponente, e cerca di coniugare al meglio le sue passioni: la natura, fonte perenne di ispirazione, ed i fili.

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